AIRBUS VS. BOEING: ARRIVATA LA TREGUA TRA USA E UNIONE EUROPEA
di Nicola Scotton
Sono passati appena pochi mesi dall’insediamento di Joe Biden alla guida della Casa Bianca, ma dal neo-presidente eletto è già arrivato il primo importante provvedimento in tema di politica commerciale internazionale. La notizia della settimana è la seguente: Washington ha dato ufficialmente il via alla sospensione dei dazi alle importazioni dall’Unione Europea, introdotti (col benestare dell’Organizzazione Mondiale del Commercio) nell’ottobre 2019. Dalla mezzanotte del 10 marzo, infatti, è scattato lo “stop” ai prelievi all’ingresso sui prodotti agroalimentari in arrivo da tutti i Paesi UE, Italia compresa. Si tratta di una sospensione temporanea (durata prevista di 4 mesi), ma che, coi migliori auspici, potrebbe rappresentare la sterzata decisiva verso la risoluzione di una diatriba che si trascina avanti da quasi 17 anni. E che affonda le proprie radici negli anni della “guerra dei cieli” tra Airbus, consorzio europeo degli aerotrasporti, e la sua omologa americana Boeing.
2004: IL “SORPASSO” E L’EPICENTRO DELLO SCONTRO
Andiamo con ordine: nel 2003 Airbus supera ufficialmente il colosso di Seattle per numero di aerei venduti e consegnati, imponendosi come market leader dell’industria degli aeromobili. Un risultato eccezionale, se consideriamo che Boeing era stata egemone incontrastata del settore sin dagli anni ‘80. Ma Washington non reagisce positivamente: l’amministrazione Bush accusa l’UE di aver fornito ad Airbus aiuti diretti per 22 miliardi di dollari, contravvenendo agli accordi in materia, e chiede (e ottiene) dall’Organizzazione Mondiale del Commercio un’investigazione a riguardo. La risposta di Bruxelles non si fa attendere: nell’ottobre 2004 un comunicato ufficiale UE invita gli States a rispondere dei 23 miliardi di dollari che questi avrebbero elargito a Boeing, comportando (come per l’Europa secondo l’America) la violazione dell’accordo tra potenze del 1992 sul tetto agli aiuti da destinare alle rispettive industrie dell’aria. Si scatena un’autentica bagarre politico-legale, che coinvolge, oltre che due storici alleati, due protagonisti assoluti degli equilibri internazionali negli ultimi 70 anni.
L’OMC SI PRONUNCIA. O FORSE NO?
La parola “fine” alla disputa sembra arrivare nel 2018, quando l’organo di appello dell’OMC rigetta quasi completamente le accuse degli Stati Uniti, dichiarando che, nel 94% dei casi contestati, le sovvenzioni arrivate ad Airbus non hanno danneggiato le vendite della sua competitor americana. Ma è proprio a questo punto, e durante la presidenza Trump, che l’America applica una politica semi-protezionistica nei confronti del Vecchio Continente: nel 2019 The Donald introduce ufficialmente una serie di dazi ad valorem sui prodotti importati da oltreoceano, ottenendo il via libera dalla stessa OMC. La quale, appena un anno prima, aveva rispedito al mittente quasi tutte le rivendicazioni americane legate alla disputa Airbus-Boeing: i casi di presunta penalizzazione subita da quest’ultima che furono riconosciuti come tali dall’Organizzazione Mondiale del Commercio erano stati appena 14 su più di 200; sufficienti, comunque, a consentire un’azione di rivalsa americana contro l’Unione Europea. Le imposte introdotte (che ammontano a 7,5 miliardi di dollari) oltre agli aeromobili, oggetto del contendere iniziale, colpirono per lo più le esportazioni europee di articoli di abbigliamento e prodotti agroalimentari, rischiando di compromettere larghi strati delle economie dei singoli Stati membri. A questo interminabile botta-e-risposta va ad aggiungersi la decisione di Bruxelles del novembre scorso di tassare a sua volta i beni in arrivo dall’America per 4 miliardi di dollari, cifra a cui corrisponderebbero i danni causati ad Airbus dai finanziamenti statunitensi a Boeing. Anche in questo caso, decisivo è l’avallo dell’OMC, che finisce per dare allo stesso tempo torto e ragione ad entrambi gli attori coinvolti.
2021: LA “DISTENSIONE” CON JOE BIDEN
Questi gli eventi ad oggi, con Joe Biden (diventato nel frattempo il quarto diverso inquilino al 1600 di Pennsylvania Avenue dall’inizio della vicenda) che si è da subito mostrato intenzionato a ristabilire la pace con l’alleato atlantico, anche rimuovendo, del tutto o in parte, le tariffe all’entrata in vigore fino a pochi giorni fa. Una presa di posizione accolta con grande entusiasmo anche dalla Farnesina, la quale, tramite una nota del 5 Marzo, si era detta “soddisfatta per questo positivo sviluppo” dal momento che anche l’Italia “pur non essendo parte del consorzio Airbus, ha visto le proprie aziende colpite dagli effetti negativi dei dazi”. Un primo segnale concreto era arrivato già alla fine della scorsa settimana, quando dalla Casa Bianca hanno annunciato l’imminente sospensione delle imposte al 25% che gravano sui prodotti in arrivo dal Regno Unito (paese che detiene ben 11 siti di produzione Airbus) colpiti dal provvedimento del 2019, pur non essendo esso più parte dell’Unione Europea in seguito a Brexit. Oggi il blocco dei dazi è stato esteso a tutte le importazioni agroalimentari, almeno fino al prossimo luglio. Ed è lecito aspettarsi che la presidentessa della Commissione UE Von der Leyen si impegni a fare altrettanto nei confronti degli Stati Uniti.
